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?Eredità nucleare. Impianto atomico perde trielina nel mar Ionio, sequestrato

Nel sottosuolo vi sono concentrazioni fuorilegge di composti chimici accumulati quando Itrec e Magnox erano in funzione ...

Nel sottosuolo vi sono concentrazioni fuorilegge di composti chimici accumulati quando Itrec e Magnox erano in funzione

centroricercadirotondella.jpgPer evitare che continui lo scarico nel mare Ionio di acqua contaminata con trielina, idrocarburi e cromo esavalente (non radioattivi) provenienti dal vecchio polo di ricerca nucleare di Rotondella (Matera), la Procura di Potenza ha ordinato il sequestro di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico.
I reati ipotizzati nell'inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire.

Nell’area di Rotondella vi sono diversi insediamenti ereditati dalla stagione nucleare. Alcuni di questi impianti sono in fase di smantellamento da parte della Sogin; altri sono in gestione dell’Enea.
C’è l’impianto Magnox, c’è l’Itrec dove veniva svolto il condizionamento delle barre di combustibile nucleare sperimentale uranio-torio (impianto usato anche per il combustibile della centrale sperimentale Usa di Elk River) e vi sono altri laboratori.

Per la lavorazione del materiale uranio-torio si usavano anche cromo esavalente e solventi clorurati come la trielina. Questi composti, penetrati decenni fa nel sottosuolo, continuano a colare verso lo scarico verso il mare, il cui tubo per un tratto passa anche sotto l’impianto Itrec in smantellamento.
L’indagine è cominciata quando la Sogin, secondo quanto previsto nel rapporto finale di sicurezza della licenza di esercizio, ha analizzato le acque di falda che è sotto gli impianti per evitare che interferisca con i lavori di decontaminazione e ha scoperto che dai terreni adiacenti filtra inquinamento.

La segnalazione della Sogin, che ha cominciato il risanamento, è stata fatta propria dalla Procura di Matera, che poi ha passato il procedimento alla Procura di Potenza, secondo la quale si tratta di “grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche” e l'acqua contaminata “non veniva in alcun modo trattata” e dopo aver percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare. Sono almeno cinque le persone indagate: si tratterebbe dei referenti dei procedimenti di controllo e smaltimento delle acque.
Il Decreto di sequestro preventivo riguardante il bacino di raccolta acque dell'Itrec, costituito da tre vasche aperte all'interno dell'area di proprietà Enea ma in gestione Sogin; la condotta di scarico a mare, in gestione a Sogin; il serbatoio interrato e condotta in area Magnox, all'interno dell'impianto in area Enea.

Dice la Procura di Potenza che lo smantellamento dell'Itrec obbligherà comunque “i responsabili dei siti - sotto la diretta vigilanza della Procura della Repubblica di Potenza - ad adottare le indispensabili misure a tutela dell'ambiente e della salute pubbliche, che fino ad oggi non erano state prese”.
La Regione Basilicata dice che non è sua competenza, ha fatto di tutto per sollecitare interventi di disinquinamento, e ha pestato i pugni sul tavolo. “Pur non essendo i procedimenti in capo alla Regione, abbiamo svolto ogni azione utile per garantire con responsabilità la tutela della salute, dell'ambiente e delle attività economiche dell'area”, dice l'assessore regionale all'ambiente, Francesco Pietrantuono. “Non da ultimo, anche nella conferenza di servizi dello scorso martedì 10 aprile abbiamo espresso dubbi sulle posizioni di Sogin, per le quali abbiamo richiesto parere formale ad Ispra”.

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