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WAS Report: la gestione rifiuti a Roma è priva di strategia industriale

Secondo l’analisi del team di Marangoni, l’AMA tratta effettivamente solo un terzo dei volumi e la soluzione TMB è solo ...

Secondo l’analisi del team di Marangoni, l’AMA tratta effettivamente solo un terzo dei volumi e la soluzione TMB è solo un passaggio che aggrava i costi

A Roma mancano una strategia rifiuti-roma.jpgindustriale, una visione di lungo periodo e la capacità imprenditoriale per gestire i rifiuti. L’AMA tratta effettivamente solo un terzo dei volumi, la soluzione TMB è solo un passaggio intermedio che aggrava i costi, la differenziata non è gestita soprattutto per quanto riguarda l’organico, settore in cui si riutilizza solo il 6% degli scarti. E siamo al paradosso che un incremento della raccolta differenziata aggraverebbe ulteriormente la situazione in assenza di investimenti in nuova capacità.

È un’analisi impietosa quella che emerge dai dati del WAS – Waste Strategy di Althesys, il think tank di riferimento in Italia per l’industria dei rifiuti.

“Nella capitale – spiega l’AD di Althesys Alessandro Marangoni, economista – si sono prodotti nel 2016 circa 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno; di questi meno della metà (circa 700.000) sono raccolti in modo differenziato per poter essere avviati a riciclo. Rimangono quasi un milione di tonnellate di rifiuti indifferenziati che sono avviati a trattamento meccanico biologico (TMB) per poter essere successivamente inviati in discarica o a termovalorizzatori”.

L’AMA ha una capacità autorizzata per trattare circa il 48% della produzione di rifiuti indifferenziati di Roma, ma i volumi trattati nel 2016 sono solo il 33%. La città dipende quindi fortemente da impianti di terzi, in particolare da quello di Malagrotta (43,4% del totale).

“Guasti, fermi ed altri blocchi possono causare una paralisi a cascata anche della raccolta”, aggiunge Marangoni. “Purtroppo il sistema è inadeguato non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche tecnologico. Il TMB resta un trattamento intermedio (e un aggravio di costi) che non chiude il ciclo dei rifiuti, che devono comunque essere poi smaltiti in discarica o inceneriti. Per risolvere in maniera strutturale il problema senza ricorrere alle discariche, oltre ad aumentare quantità e qualità della raccolta differenziata, è necessario costruire un termovalorizzatore per il rifiuto tal quale”.

Inoltre, ancor più grave, AMA “non è neppure in grado di gestire una parte consistente della raccolta differenziata”. Delle 700.000 tonnellate, circa 250.000 sono organico, mentre l’unico impianto di compostaggio di AMA (Fiumicino) è autorizzato a trattarne 30.000 ton/anno e nel 2016 ne ha gestite meno del 6%, solo 14.000. Il resto deve essere trasferito ad altri siti di terzi fuori regione.

“La dotazione impiantistica di AMA, di fatto, è insufficiente a gestire la produzione attuale di rifiuti di Roma – afferma Marangoni – e l’aumento della raccolta differenziata non risolve il problema in assenza di investimenti in nuova capacità. Servono impianti sia per l’organico (compostaggio e digestione anaerobica con produzione di biogas-biometano), sia per l’indifferenziato (termovalorizzatore). In conclusione, finora a Roma è mancata una gestione industriale. Nel 2016, ad esempio, AMA ha investito l’1,7% sul valore della produzione (la metà del 2015) contro il 4,7% medio delle maggiori 100 aziende del waste management rilevato dal WAS”.

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